Accessibilità nei siti web: quando la progettazione UX e UI diventa davvero per tutti
Data
16 Febbraio 2026
Immagina di aver risparmiato per tutto l’anno e inizia il periodo di saldi: finalmente puoi concederti un bel regalo! Così prendi la macchina, ti metti in viaggio e arrivi in quel negozio in cui volevi di entrare quando fosse stato il momento.
Arrivi a destinazione, ti accingi a entrare e improvvisamente ti accorgi che le porte sono un po’ strette. A fatica, ma dopo qualche tentativo riesci a entrare.
Giri per il negozio, ma più avanzi e più ti accorgi che l’ambiente è molto buio e non riesci a distinguere colori, fantasie e tessuti dei prodotti.
Non è tutto: provi a leggere le etichette, ma le parole sono molto piccole e sembrano scritte in un’altra lingua. Per te è impossibile comprendere quelle informazioni importanti che ti danno sicurezza in fase di acquisto.
Se la tua esperienza di acquisto riflettesse questo scenario, probabilmente non solo non compreresti nulla, ma nemmeno torneresti più in quel negozio. Nel web succede la stessa cosa.
Supponi di navigare in un sito con colori non in contrasto, testi poco leggibili, titoli troppo grandi, animazioni assai invadenti. Questi, e non solo, sono tutti elementi che identificano un sito non accessibile.
Un sito che non tiene conto dell’accessibilità esclude centinaia, migliaia o addirittura milioni di possibili utenti, e quindi di potenziali clienti. È proprio qui che il design della UX (User Experience) e UI (User Interface) possono fare la differenza.
Di cosa parleremo in questo articolo:
- Cos’è l’accessibilità digitale (in poche semplici parole)
- Componenti UI: quelli che usiamo sono davvero accessibili?
- UX e UI: i pilastri dell’inclusività
- WCAG (Web Content Accessibility Guidelines)
- CMS e framework: non tutti sono uguali
- Perché conviene a tutti i business (sì, anche al tuo)
- Non un “plus”, bensì una responsabilità
Cos’è l’accessibilità digitale (in poche semplici parole)
L’accessibilità è la pratica di progettazione di siti, applicazioni e prodotti multimediali volta a fare in modo che chiunque li possa usare, indipendentemente dalle proprie capacità fisiche, cognitive o tecnologiche.
Significa quindi eliminare le barriere digitali che ne ostacolano l’accesso.
Quando mancano testi alternativi (ALT Text), contrasti di colore adeguati, percorsi di navigazione chiari o compatibilità con le tecnologie assistive quali ad esempio gli screen reader*, stiamo costruendo barriere invisibili, che non faranno altro che allontanare utenti, e quindi potenziali clienti, dal nostro business.
Molte aziende sottovalutano il problema, ma oggi l’accessibilità non è più un optional, bensì una condizione di base per restare competitivi.
*Software che legge il testo e gli elementi visuali sullo schermo, aiutando le persone non vedenti o ipovedenti a navigare e utilizzare il computer o prodotto multimediale.
Componenti UI: quelli che usiamo sono davvero accessibili?
Una cosa che spesso diamo per scontata è che gli strumenti che utilizziamo (come i design system o le librerie di componenti JavaScript) siano già pronti e accessibili. Ma non è sempre così.
Un pulsante, un menù a tendina o un form possono sembrare banali, ma se non sono progettati per funzionare anche con la tastiera, con uno screen reader o in condizioni di ridotta visibilità rischiano di diventare barriere invisibili.
Ecco qualche esempio:
- Un modale che una volta aperto non blocca correttamente lo scroll del resto della pagina, causerà problemi allo screen reader, che continuerà ad identificare tutti gli elementi in background della pagina, oltre che quelli del modale, disorientando così l’utente.
- Un menù a tendina con etichette senza un contrasto sfondo/testo sufficiente o con dimensioni del testo eccessivamente piccole, diventa inutilizzabile da utenti ipovedenti o con difficoltà di percezione del colore.
- Un form o un testo con font troppo decorativi o spaziatura ridotta può risultare difficile da leggere per chi ha dislessia, rendendo l’esperienza frustrante e lenta.
Ecco perché non basta copiare e incollare un componente: servono valutazione e test. Un buon design system non solo velocizza il lavoro, ma garantisce anche consistenza, inclusività e affidabilità. In altre parole: meno problemi per gli utenti e meno sorprese per designer e sviluppatori.
UX e UI: i pilastri dell’inclusività
Nel mondo digitale, UX (Esperienza utente) e UI (Interfaccia utente) sono le colonne portanti su cui si costruisce l’esperienza di navigazione di un utente.
Questi due pilastri però, vanno fatti coesistere in modo intelligente, in quanto:
- Una “bella” UI, ma poco usabile perché complessa, può portare all’esclusione.
- Una UX chiara e semplice, ma visivamente troppo povera, può non ingaggiare.
Per fare ciò, dobbiamo porci alcune domande:
- Stiamo davvero progettando per tutti?
- I componenti UI che utilizziamo sono davvero accessibili?
- Il nostro sito supporta screen reader e tecnologie Assistive?
Troppo spesso queste domande emergono solo quando il sito web o l’app sono già state pubblicate, con conseguenti rischi commerciali ed elevati costi di correzione.
Per ridurre al minimo e/o evitare problemi simili, dobbiamo tenere presente che un’interfaccia ben progettata guida l’utente, non lo ostacola. Una buona UX è come un percorso senza barriere, dove ogni informazione è raggiungibile, ogni pulsante è cliccabile (anche da tastiera) e ogni contenuto è comprensibile (anche da uno screen reader).
Per questo è importante che sia UX che UI facciano riferimento alle WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) del W3C. Vediamole assieme.
WCAG
Le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines) sono le linee guida internazionali riconosciute a livello mondiale per rendere i contenuti digitali accessibili. Vengono sviluppate dal W3C (World Wide Web Consortium) e sono oggi lo standard di riferimento per aziende, enti pubblici e istituzioni.
I quattro principi fondamentali
Il loro obiettivo è garantire che siti, app e piattaforme siano progettati senza barriere, seguendo quattro principi fondamentali:
- Percepibile: i contenuti devono poter essere visti o ascoltati da tutti, ad esempio garantendo testi alternativi alle immagini o contrasti di colore leggibili (ad esempio contrasto elevato tra testo e sfondo).
- Utilizzabile: ogni funzione deve essere fruibile, anche senza mouse, ad esempio con la sola tastiera (tasto TAB) o tramite tecnologie assistive.
- Comprensibile: testi, linguaggio e interfacce devono essere chiari, intuitivi e coerenti. Un esempio può essere l’implementazione di messaggi di errore chiari (se un utente sbaglia a compilare un form, deve capire velocemente cosa non va bene e come correggerlo).
- Robusto: i contenuti devono funzionare ed essere compatibili con diversi browser, device e strumenti assistive, oggi e in futuro. È possibile testare il tutto con strumenti come NVDA, JAWS o VoiceOver.
Livelli di conformità: A, AA, AAA
I livelli di conformità A, AA e AAA sono una sorta di scala che indica quanto un sito rispetti gli standard di accessibilità. Ogni livello presenta requisiti di accessibilità via via più severi.
- Livello A: livello base. È il minimo sindacabile per soddisfare i requisiti di accessibilità.
- Livello AA: livello intermedio, definito anche “standard”. È il più richiesto per soddisfare la maggior parte delle normative internazionali, come la European Accessibility Act (EAA), entrata in vigore il 28 Giugno 2025.
- Livello AAA: livello avanzato, ma non sempre realizzabile in ogni elemento o parte del sito, app, prodotto. Per questo è quindi consigliato, ma non obbligatorio nella maggior parte dei casi.
CMS e framework: non tutti sono uguali
Il livello di supporto all’accessibilità cambia molto a seconda della piattaforma utilizzata.
Per esempio:
- WordPress: offre temi e plugin accessibili, ma serve attenzione nella parte di configurazione e aggiornamento.
- Drupal: è uno dei CMS più solidi lato accessibilità, spesso scelto per portali istituzionali e pubblici.
- Framework front-end come React o Angular: sono potenti, ma richiedono l’implementazione attenta di componenti accessibili e test continui.
In sintesi: il CMS o framework non garantisce di per sé un sito accessibile. È la progettazione UX/ UI, unita alle giuste competenze tecniche e test, a fare la differenza.
Perché conviene a tutti i business (sì, anche al tuo)
Fare un sito accessibile non vuol dire solo essere un eroe benefattore: è una scelta intelligente dal punto di vista commerciale.
Più persone riescono a navigare → più utenti soddisfatti avrai → maggiori sono le possibilità di conversione → maggiori possibilità di un ritorno dei clienti
In aggiunta, ecco un po’ di numeri:
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 1,3 miliardi di persone nel mondo vivono con una qualche forma di disabilità. Questo rappresenta circa il 16% della popolazione globale, ovvero 1 persona su 6.
Se restringiamo alla sola Unione Europea, abbiamo circa 87 milioni di persone che convivono con disabilità (fonte: Eurostat), ossia quasi il 20% della popolazione Europea. Questo si traduce in un 16/20% in più di potenziali utenti per il tuo business, nonché maggiori probabilità di utile proveniente da clienti che non avevi considerato.
Non un “plus”, bensì una responsabilità
In SAY crediamo che progettare un sito o un app con il focus dell’accessibilità significhi porre al centro tutte le persone, senza lasciarne indietro alcuna.
E poi diciamocelo: quando un’interfaccia funziona per chiunque, è il momento in cui possiamo essere felici di aver creato qualcosa di davvero riuscito.
L’accessibilità quindi non è un tema tecnico da specialisti, ma un modo di pensare e progettare. È empatia sublimata in interfaccia ed esperienza. È attenzione che si traduce in valore.
Rendiamo accessibile il tuo portale, insieme.